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Itinerario completo

Mappa con il percorso effettuato da Nini e Ugo dalla partenza da Buenos Aires (Argentina) il 23 febbraio fino all’arrivo a Puerto Cortes (Honduras) il 20 aprile 2010 (linea fucsia).
Dal 24 aprile Ugo ha proseguito il viaggio da solo (linea blu), mentre Nini è rientrato in Italia.
Il 9 giugno 2010 Ugo è arrivato a Prudhoe Bay (Alaska), meta finale di questo lungo viaggio. Da lì è poi tornato a Vancouver per la spedizione della moto e il rientro in Italia (21 giugno 2010).



Itinerario finale e arrivo del 21 giugno 2010

Itinerario del 21 giugno 2010

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21 giugno 2010: arrivo!!!

Finitooooo!!!!!!!!! Oggi ho davvero finito il mio giretto. Sono arrivato a Vancouver ed ho già contattato lo spedizioniere. Domattina gli consegnerò l’hondina con tutte le raccomandazioni del caso. Il suo contachilometri ora segna + 38.000. Mica male per una giovincella di 22 anni.

Stasera mi sono voluto regalare un bel piattone di penne all’arrabbiata in un ristorante italiano, tanto per preparare lo stomaco…………….
Questo potrebbe essere l’ultimo diario della serie, in quanto da domani non sarò più in sella e non sarà più il caso di continuare a scrivere.
Anche l’assicurazione della moto è scaduta a mezzanotte di ieri e domani scadrà quella personale. Tutto alla perfezione, secondo programma.

Approfitto pertanto per ringraziare chi ha avuto la voglia e la pazienza di seguirmi e leggermi in questi quattro lunghissimi mesi di vagabondaggio. Ancora di più coloro che mi hanno scritto e sostenuto moralmente. Non sempre è stato facile, infatti. Ringrazio anche coloro che avrebbero voluto scrivere ma non lo hanno fatto per mille ragioni. Grazie, grazie di cuore a tutti.


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Itinerario del 20 giugno 2010

Itinerario del 20 giugno 2010

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20 giugno 2010

Sono ormai a soli 400 chilometri da Vancouver, meta finale e definitiva di questo lungo viaggio. Oggi ho girato i 37.000 km percorsi e con domani saranno 38.000. Questi ultimi 4000 non erano previsti ma il gioco vale la candela. Sempre splendida la mia hondina che continua a farsi fotografare, civettuola. In diversi mi hanno anche chiesto se la vendo. Naturalmente no, ho risposto io, non la lascerei per nessun motivo, ormai siamo un tutt’uno, io e lei.

Oggi mi sono nuovamente innervosito al distributore (in più di uno, visto che faccio il pieno almeno 6 volte al giorno). Già mi dà un fastidio enorme dover pagare prima ma questo vale anche per l’albergo e per molti di quei posti dove si mangia quasi in piedi, come i cavalli, ma poi ci si mettono anche gli addetti che non fanno certo dell’elasticità mentale una virtù. Lo scrivo a beneficio di chi non conoscesse le abitudini locali e delle zone limitrofe e dovesse trovarsi a far benzina. Arrivo alla pompa e posteggio la moto sul cavalletto. Levo la borsa dal serbatoio e tolgo il tappo. A questo punto verrebbe naturale sollevare la pistola e rifornire. E no, qui non funziona così. Qui prima bisogna pagare. E va bene, allora paghiamo. Sulla pompa c’è quasi sempre in bella mostra l’adesivo di molti tipi di Carte di Credito. Infilo dunque la Carta di Credito e aspetto. A volte funziona (raramente) a volte invece appare una scritta sul monitor per dirti che hai bisogno dell’assistenza del cassiere. Allora entro e spiego che la Visa non funziona. Nessun problema, mi dice il cassiere, facciamo qui. “Quanta benzina metterà?” – mi chiede. “Mah – dico io – non lo so: esco, faccio il pieno e poi torno per il pagamento con la Carta.” – “No, non è previsto, deve dirmi prima quanta benzina metterà” – mi risponde “l’elastico”. “Vabbè, ho capito, ecco 20 dollari USA. Con questi va bene?” – “Si, ok, puoi procedere” – mi conferma l’allievo preferito di Einstein. Esco e riempio il serbatoio. Spero sempre di poter pagare con la Visa che ho lasciato sul bancone in ostaggio assieme ai 20 dollari USA, perchè i dollari in contanti mi servono. Rientro e tento furbescamente di riappropriarmi dei dollari che nel frattempo sono spariti nelle fameliche casse del gestore. “Eh no, non è previsto: lei ha pagato con i dollari e ormai non si può fare nulla.” Insisto!! Seccato/a (maschio o femmina sempre la stessa testa hanno) mi ridà 20 dollari canadesi e si accinge a tentare una complicata operazione di alta finanza, ovvero stornare i contanti e procedere con il pagamento con CC. Nel frattempo dietro a me si è creata una fila lunghissima. “Senta – provo a chiedere – “perchè non mi ridà i 20 dollari USA che le ho dato, invece che 20 dollari  canadesi?” – A questo punto va in crisi, borbotta qualcosa che non comprendo e sbaglia anche l’operazione con la Carta di Credito. La Carta viene rifiutata (succede spesso) e trionfante mi dice “Vede che non funziona?” – “Riprova, somaro!” – gli ribatto, e al secondo tentativo la Visa funziona. Credo che sarà in confusione per il resto della giornata. Non c’è nulla da fare, se escono dalle procedure standard vanno in crisi.

L’altro giorno, ad Anchorage, volevo far benzina ed anche controllare la pressione delle gomme. Chiedo prima di tutto se hanno l’aria compressa. “Si – mi risponde la tipa – mi dia una ID (documento identificativo). Mamma mia – penso io – è una poliziotta!!! “No, no – mi dice – serve per garanzia, perchè non ti porti via la canna dell’aria.” Capito!!
Le porgo la Visa che ho in mano e che ritengo sufficente come garanzia per ottenere in prestito una canna di gomma. “No – mi risponde – la Carta di credito non va bene, le ho chiesto una ID.” – Insisto (ah, questi italiani rompiballe!!). Si consulta con una collega che la conforta: “Per questa volta andrà bene anche la Visa.” Si – dico io – anche perchè devo pure fare benzina. Esco con la canna dell’aria compressa sottobraccio (senza manometro perchè qui non si usa, si va ad orecchio) e mi avvio alla pompa dove ho posteggiato la moto. Impugno la pistola (quella della benzina malauguratamente) ma non succede nulla. Tento di richiamare l’attenzione dell’addetta che se ne frega altamente di me. Rimetto giù la pistola e rientro in bottega. “Scusi – dico dopo 5 minuti di attesa – la pompa non funziona!!”
“E no – dice lei -, prima deve pagare.”
“Ma se le ho lasciato la Visa – rispondo io. “No – mi dice l’arpia – la Visa vale per la canna dell’aria, la benzina invece la devi pagare prima.”
“Ma c…….. – dico io – ma siete proprio scemi?????”
Comunque non c’è stato niente da fare. Prima paghi, con dollari sonanti o, se vuoi usare la Visa, dichiari quanta benzina ti serve, oppure ti fotti. Così’ va la vita, da queste parti………………….


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Grizzly & C.




19 giugno 2010

Oggi finalmente sono riuscito a vedere tutto lo zoo. É stata proprio una giornata fortunata e fruttuosa. É anche vero che percorrendo tanta strada le probabilità aumentano, però di strada ne avevo fatta anche nelle settimane precedenti, ma con risultati più modesti. Si vede che oggi si è raccolto il comitato d’onore per porgermi i saluti. Una volta a Vancouver dovrò accontentarmi dei succedanei a due zampe.

Tralascio la cronaca dettagliata di ogni incontro perchè troppo lunga e sarebbe noiosa. Mi limito a raccontare dell’incontro con il BOSS della foresta, il Grizzly!!!
Allora, lui era là ed io ero qua. Ad un certo punto lui da là ha cominciato a venire verso qua ed io, con rapida nonchalanche, da qua mi sono rapidamente spostato più in là. Ho sbagliato? Voi cosa avreste fatto? Poco prima si era affacciato al finestrino di un’auto, mettendosi in piedi sulle zampe posteriori. Gli occupanti non avevano apprezzato e se l’erano filata di corsa. Io di finestrini non ne ho e se pensa di appoggiarsi mi rovina gli adesivi, pertanto………gambe!!!!! Dicono che sia piuttosto prepotente e rompiballe, meglio non approfondire.

E l’alce? Che meraviglia di bestia. Che fierezza, che andatura. Purtroppo ne ho visto anche uno morto, al lato della strada. E poi gli orsi, neri e chiari, i cavalli selvatici a mandrie, cervi a branchi, sheep (capre) di montagna e bisonti e caprioli e bufali. E poi, per chiudere il bestiario, mi son guardato nello specchietto retrovisore.

Ormai ho percorso molte miglia verso sud ed il clima sembra decisamente più mite. A causa del freddo patito ieri, mi ero fermato a WhiteHorse per comperare delle pastiglie scaldamani e scaldapiedi. Stamattina me le sono appiccicate ai calzini, ho indossato la calzamaglia e mi son messo subito la tuta impermeabile, anche se c’era già un po’ di sole. Ebbene, mi sono praticamente lessato. Ad un certo punto mi son dovuto fermare e togliere tutto. Spero che continui così.

L’altro aspetto della discesa rapida a sud è il fattore tramonto. Ormai sono a 4000 chilometri più a sud di Deadhorse e anche se ormai siamo alla vigilia del solstizio d’estate, quaggiù il sole tramonta alle 10,00. Domani, con altri mille chilometri persi, dovrò tenerne conto per evitare di trovarmi ancora per strada con il buio. Peccato però, non mi dispiaceva la giornata allungata.

Parlando di americani e di come sanno far soldi, non ho ancora scritto di quando ho trovato in vendita, in un negozio di Anchorage, la cacca di alce!!! Eh si, in confezioni di vetro trasparente piccole, medie e formato famiglia. Ce n’era per tutti i….. “gusti (?)”. Considerando l’arca di Noè che ho incontrato oggi, quassù ci sarebbe da fare una fortuna. Qualcuno ci pensi……………


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Itinerario del 18 giugno 2010

Itinerario del 18 giugno 2010

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18 giugno 2010

Renato, l’amico brasiliano con cui abbiamo condiviso una buona parte del viaggio in Patagonia, mi chiede sempre se in Alaska fa freddo. Si sta preparando per andarci – fino a ieri avrei potuto dire di venirci ma ormai ho già passato il confine e sono nello Yukon – nel 2012. Ebbene, caro Renato, non solo fa freddo, ma anche un freddo bestia!!! Oggi sono partito con la pioggia. Quella piogerellina insistente, fastidiosa, che ti offusca la visiera, ti obbliga a mettere tuta impermeabile e stivali e rende scivolose le parti di strada non asfaltate. A questo proposito, oggi ho imparato una procedura nuova, che da noi sarebbe piuttosto difficile ed improbabile adottare. Va premesso che qui, in corrispondenza di tutti i cantieri stradali, è invalso l’uso del transito a senso alternato, al seguito di un’auto pilota, proprio come fanno gli aerei negli aeroporti. Ti fanno aspettare e poi tutti in fila dietro al “follow me”. Oggi però c’è stata una variante sul tema. Eravamo due motociclette ed alcune auto. Quando sono arrivato allo stop, la colonna era appena partita e si trovava ad appena 50 metri da me, ma non c’è stato verso di convincere l’addetto a lasciarmi andare, ormai avevo perso il turno. Il titolare della paletta bifacciale “Stop/Slow” mi ha spiegato che il terreno era scivoloso e pertanto avrei dovuto attendere il ritorno dell’auto “pilota”, farmi precedere da un’auto e seguire dall’ambulanza che si trovava posteggiata lì accanto. Questa procedura veniva adottata ogni qualvolta si presentava una motocicletta. Mi son sentito onorato per questa attenzione ma anche spaventato in attesa di scoprire quali diaboliche trappole mi avrebbe riservato quell’insidioso tratto di strada, altro che “Ruta 40″!!! Immagino quanto verrebbero a costare i lavori pubblici in Italia se a qualcuno venisse in mente di scimmiottare gli amici canadesi. Comunque qui “è la legge”, mi ha confermato il palettaro, tutto fiero e compunto. Beati loro che hanno soldi da spendere…….

Oggi mi son fatto quasi mille chilometri e con questa media potrei quasi arrivare domenica sera o al massimo lunedì mattina a Vancouver.
Mi sono già allontanato molto dal “profondo nord” e la sera si nota la differenza perchè qui, verso mezzanotte, il cielo è quasi scuro. Anche la temperatura, rispetto a questa mattina, è salita di una decina di gradi. D’altra parte con 950 km percorsi in giornata, è come se da Bolzano fossi arrivato a Santa Maria di Leuca. Una bella differenza di latitudine, no?


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Itinerario del 17 giugno 2010

Itinerario del 17 giugno 2010

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